Se quel coraggio ci fosse ancora…

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Oggi abbiamo provato a fare un esperimento, e ci piacerebbe che lo faceste anche voi, perché forse potrebbe spingere tutti a riflettere su tutta la situazione attualmente presente nel Comune di Ussita.

Abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo immaginato.

Siamo partiti dalla data che ha segnato gli eventi che seguiranno quasi quanto il sisma stesso, il 28 ottobre 2016, due giorni dopo il terremoto, il giorno in cui è stata emessa l’ordinanza 110/2016 , dichiarando un paese intero zona rossa, costringendo gli abitanti a spostarsi.

Abbiamo eliminato quell’ordinanza così definitiva e restrittiva, che si è poi rivelata essere una sofferenza infinita per un luogo così bello, e l’abbiamo sostituita con un’attenta valutazione dei pericoli, dei rischi e con un documento elaborato guardando non alle macerie ed alla paura rigenerata ad ogni scossa, ma proiettato già verso una ricostruzione ed una rinascita.

Abbiamo immaginato che le case agibili fossero nuovamente abitate dai residenti, persone nate, cresciute e vissute tra quelle montagne che portano nel cuore anche oggi, nonostante siano costrette a vivere in riva al mare, ed abbiamo immaginato il “Bar Centrale Primo” in attività, con uomini e donne che tra un caffè ed un aperitivo si confrontavano su come poter ripartire da quelle macerie, e che insieme, spinti da un legame fortissimo, come può esserlo solo quello che si forma in situazioni del genere, una soluzione la trovavano davvero.

Abbiamo immaginato ancora, ed abbiamo visto le guide escursionistiche con al seguito i loro gruppi, pronti a mostrare che quella valle non era finita, anzi, che quei sentieri calpestati così tante volte da conoscere ogni sasso a memoria, ora hanno una nuova storia da raccontare, fatta da piccole crepe e nuove prospettive.

Le autorità venivano contagiate dall’energia positiva e dalla voglia di riscatto di tutti gli Ussitani, residenti e non, e cominciavano anche loro a darsi da fare, invece di essere impossibilitati ad intervenire  ed abbandonare la comunità a se stessa.

Poi, però, gli occhi li abbiamo riaperti, e le autorità, l’amministrazione comunale e tutte le persone che sarebbero dovute essere pilastri di un paese che deve essere in grado di risorgere come una fenice, non ci sono più. Probabilmente la loro assenza è dovuta al fatto che stavolta non hanno avuto alternative, non hanno potuto trovare sotterfugi e scuse, hanno dovuto ammettere che non sapevano neanche da dove cominciare, e che forse, neanche gli interessava farlo.

Sempre ad occhi aperti, per fortuna, abbiamo visto anche quel bar nella piazza IV Novembre, che ora sembra guardare il nulla che lo circonda, ed abbiamo capito. Il bar non è sopravvissuto solo grazie alle tecniche di ristrutturazione con adeguamento antisismico adottate, ma anche perché è lo specchio di chi li ha fatti quei lavori, e che oggi non c’è più.

Nessun sisma cancellerà mai un uomo che con il suo coraggio, che ora come non mai sarebbe stato determinante per affrontare tutti i disagi e le problematiche scaturitesi in seguito al sisma, e che con lealtà, coerenza, rispetto, ed altri infiniti valori ha lottato già in tempi non sospetti contro chi di valori non ne aveva e che non era stato in grado di trasmetterne alla comunità.

Il bar, con tutto il suo bagaglio fatto di materiali resistenti e valori morali che lo sono ancora di più, ora riparte, con i residenti, i villeggianti, i caffè, gli aperitivi e le guide escursionistiche, che passando con i loro turisti al seguito, finalmente, possono tornare ad animare Ussita.

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