Ussita, sette mesi dopo.

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La foto ritrae Ussita, uno dei paesi terremotati nel 2016, epicentro di uno dei sismi più forti verificatosi negli ultimi anni in Italia, prima che venisse distrutta. Come Ussita, anche altri paesi hanno riportato danni, anche più gravi di questo piccolo centro, ma ci sono alcuni motivi che oggi ci portano a parlare proprio di questo luogo, sia in nome della società che in quello dei suoi rappresentanti, che per anni hanno abitato, costruito ed amato questo posto.

La decisione di scrivere questo articolo nasce soprattutto da un post che abbiamo pubblicato ieri sulla nostra pagina Facebook,  nel quale annunciavamo che dopo varie richieste il fabbricato sito nella Piazza Centrale di Ussita, di proprietà della MA.CO.GE. Marronaro Costruzioni Generali s.r.l.,  è stato escluso dalla zona rossa ed a breve verranno riattivate le attività di bar e pizzeria, e che ha riscosso molte più visualizzazioni, condivisioni e commenti di quanto ci aspettassimo.  Tale interesse ci ha fatto capire che non è vero che Ussita è un paese fantasma come è stato definito da molti, ma è solo un paese momentaneamente fermo, e non per il volere di coloro che sono stati costretti a delocalizzare le proprie vite all’improvviso. Ma facciamo un passo indietro, e partiamo dalla fine dell’anno 2016.

Il 26 ottobre due scosse, rispettivamente di magnitudo 5.4, 5.9 della scala Richter poi seguite da altre più lievi (si fa per dire), hanno colpito il Centro Italia, e nello specifico la più forte, quella con magnitudo 5.9, ha avuto Ussita come epicentro. Nel paese ci sono case crollate ed abitanti spaventati, ma fortunatamente nessun danno degno di cronaca nera.

Due giorni dopo, il 28 ottobre 2016, il Sindaco dimissionario emette un’ordinanza, la 110/2016, nella quale dichiara il paese zona rossa, costringendo tutte le persone presenti ad Ussita a lasciare la loro terra per motivi di sicurezza.

Ancora oggi, a distanza di  sette mesi dal sisma, non si può accedere in nessuna zona, tranne che con una richiesta motivata di accesso, depositata in Municipio, accettata e contestualmente autorizzata dal Comune.

Come in ogni vicenda che si rispetti, c’è un “però”, e in questa riguarda proprio l’ordinanza emessa il 28/10/2016. Leggendola ci siamo accorti di un particolare, un paragrafo che ci ha portati a riflettere sull’impossibilità di riprendere, o almeno provarci, le normali attività e la vita ussitana, ed è quello che riportiamo:

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Leggendo attentamente solo questa parte, sicuramente in modo meno frettoloso di come probabilmente è stata letta nei mesi scorsi, c’è un pezzo che non può essere ignorato:         “l’istituzione della zona rossa in coincidenza con i seguenti nuclei abitati”.

Secondo quanto previsto da questa ordinanza, quindi, l’accesso alle aree limitrofe al centro, quelle non considerate nuclei abitati, dovrebbero essere accessibili, ma non è così.

In questi mesi nessuno ha potuto accedervi e tutte quelle attività svolte nei luoghi lontani dai centri abitati delle frazioni  di Ussita sono rimaste bloccate.

La pretesa di bloccare tutto, comprese le zone e le aree con i fabbricati agibili anche dopo l’emergenza, applicando così in modo improprio il testo dell’ordinanza,  ha costretto un’intera comunità di oltre 2.500 abitazioni a non far rinascere la località.

Oggi non si parla più di Ussita ai telegiornali come quando la notizia era “fresca”, i giornali le dedicano solo qualche trafiletto settimanalmente, nei programmi serali e pomeridiani si parla di altro, quindi dobbiamo essere noi che abbiamo interesse a far ripartire il paese, a far valere i nostri diritti e a far rispettare le nostre esigenze sia economiche che sociali, e possiamo ripartire proprio dall’Ordinanza 110/2016 del 28/10/2016.

 

 

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